Tim dei Senza Paura
Se tu affoghi, io voglio affogare con te.
“Cara Elène,
saranno passati, quanto? Dieci, o forse quindici anni dall’ultima volta che ci siamo sentiti. E’ molto tempo, sai? Da allora, niente è cambiato, almeno per me.
La mia vita prosegue tranquilla, immersa nel silenzio secolare dei pini che ombrano la mia casa e il vento che oramai porta con sé una fraganza di gelso e lavanda. E’ di nuovo primavera, mia carissima amica.
Sono proprio curioso di sapere come va la tua, cosa ne è stato del piccolo Anthony a cui piaceva tanto dondolarsi a testa in giù dai rami di Occhione, di Tom ed il suo perenne broncio, oppure di Mary, la più piccola dei tre. Ancora ricordo, anche se è passato tanto tempo: ogni giorno tornava a casa con dei bernoccoli da record!
Bei tempi.
Ma, in tutta sincerità, ti scrivo più per parlarti di me, anche se il mio cuore anela più che mai poterti rivedere o risentire, prima di andarmene per sempre.
In questi giorni ho ripensato molto al piccolo Tim, lo ricordi?
Tim dei Senza Paura, colui che poteva Scalare la Cascata, riesci a ricordarlo?
Io lo ricordo Elène, l’ho portato nel cuore per settantotto lunghissimi anni, proteggendolo dai venti gelidi delle notti sperdute d’inverno e dai grigi pianti d’autunno.
Lo ricordo bene, ma in questi giorni mi sembra ancora di risentirlo come quando ero ragazzino.
Nessuno sa come se ne è andato, molti pensavano che fosse morto, portato lontano da quel padre troppo brutale, dalla mano pesante e l’alito che puzzava d’alcool. Però, io so come è andato via.
Io l’ho sempre saputo Elène.
Ma non ho voluto mai dirlo a nessuno, perché quell’addio era mio, era il suo sanguinoso dono, di un bambino al suo migliore amico, Elène. Qualcosa di magico.
Era un soleggiato mattino di tarda primavera, forse Maggio inoltrato, ed io non ricordo che i raggi luminosi del Papà delle Stelle brillare sui gorgogli dell’acqua infranta lungo gli speroni rocciosi della Gran Cascata, quella a Nord di tutti i paesi del mondo. Ricordi ancora?
Oh, certo che sì. Sono sicuro.
Tim stava lì, a dominare lo sperone più alto e prominente, circondato da due flussi ininterrotti di turbolenti acque, tra le dolci esalazioni della schiuma e gli schizzi solenni, con il suo sorriso beffardo e due archi perfetti come sopracciglia.
Ricordo che gli chiesi perché lo facesse, perché voleva lanciarsi dalla Gran Cascata, che sarebbe stato pericoloso e che non avrei voluto lasciarlo andare.
Ma tra me e lui correvano le acque feroci, zigzagando tra ciottoli scivolosi e le roccie affilate. Non l’avrei mai raggiunto.
“Lo devo fare, perché solo io posso farlo, io dei Senza Paura, Wally”, disse, portandosi il pollice all’altezza del viso, per cancellare una perla d’acqua sulla sua guancia destra.
Io gli gridai di non farlo, che era bastata la scalata del Gran Monte Bianco a mani nude, del salto tra i rami dell’Anziano Pioppo, della sconfitta di Billy il Tiranno, davanti ai ragazzini dell’orfanotrofio. Gli dissi di non farlo perché era più bravo di tutti gli adulti del mondo, che era un ragazzino magico, ed io avevo bisogno di lui.
Lui mi rispose: “Non voglio divenire vecchio, Wally”.
Mi disse proprio così, Elène, e quando io gli chiesi cosa intendesse, perché avrebbe dovuto divenire vecchio se era appena un ragazzino, lui aggiunse: “Non voglio divenire vecchio, Wally. A restare sempre fermi come te si diventa vecchi. Ad essere statici si diventa vecchi. E’ brutto essere vecchi a dodici anni, Wally. Vieni con me, inganna la morte con me!”.
Me lo propose, Elène, mi diede l’invito per il Paradiso, ed io sai cosa feci?
Gridai: “Oh sì, Tim, verrò con te, se tu affoghi, io voglio affogare con te! Non voglio essere vecchio, non voglio essere vecchio, Tim”. E quel grido sembrò più una supplica.
Elène, io ho ormai novanta anni, però, se c’è una cosa che ti posso assicurare, è che non ho mai desiderato altro nella mia vita che seguirlo. Forse è l’unica cosa che mi sia mai importata.
Ma ero uno sciocco moccioso.
Alzai lo sguardo, e tra le sferzate d’acqua ed il tumulto dei flutti il mio animo ebbe paura. Il mio spirito non cedeva alla volontà, le gambe mi tremavano e più che mai non volevo che piangere. Ma nemmeno in quello riuscivo.
Tim mi guardò, non deluso, non indifferente, ma comprensivo.
Mi guardò e mi disse: “Wally, il tuo posto non è con me, oltre le acque del fiume e le roccie appuntite il tuo animo non arriva. Forse saremo entrambi maledetti, ma come è dolce il ricordo”.
Poi aggiunse: “Per me è arrivato il momento di sentire la mia giovinezza, la mia pelle è attraversata da un brivido di voluttà e devo trattere il respiro. Addio mio buon Walter, che la vita non faccia di te uno scoglio troppo duro.”
Mi disse questo, Elène, ed io scoppiai a piangere, ma tra il fervore delle acque e l’intima sensazione del risucchio e l’irrealtà le mie lacrime rimaserò sole con me. Lui andò via.
Si guardò sotto, attentamente, e per un attimo la sua posizione scomposta ammise la sua paura. Ci stava ripensando, Elène, ne fui sicuro e le mie lacrime presero a scorrere più violente, tanto da farmi male.
Lui era forte, ahimé, e sconfisse i suoi demoni lassù, sullo sperone più alto, a tu per tu con la morte.
Si voltò ancora una volta, il suo sorriso beffardo, gli occhi che sapevano di zaffiri, di mari lontani e di abissi così gradevoli, da vivere nel silenzio e nella contemplazione della bellezza.
Infine, si gettò, Elène.
Si gettò, ed io non lo vidi più.
Tim dei Senza Paura, l’uomo più grande del mondo, scomparve per sempre, assieme alla roboante voce della Gran Cascata.
Così colui che è Senza Paura se ne andò, Elène. E non lo sa nessuno, tranne noi due.
Sai, l’altro giorno, mentre ero assorto nella lettura, ho sentito un sussurro famigliare, di una voce che diceva: “Cosa ne è stato di te, Wally?”.
Mi voltai, e corsi al di fuori per cercarlo.
Ormai, ero divenuto vittima di quelle vecchiaia che Tim voleva sconfiggere, e tra molto breve, diventerò vittima della morte stessa.
Una vecchiaia lunga settantotto anni, Elène, iniziata nel momento stesso in cui lui lasciava quello sperone, per avventurarsi nell’inerarrabile nulla.
Oh, Elène, come sono sicuro che lui sia ancora lì, tra gli alberi, dentro ogni ruscello, torrente o fiume, sulle pendici del Gran Monte. Tutto attorno.
Ed alla fine ce l’ha davvero fatta a sconfiggere la morte; non so come, ma c’è riuscito.
La mia maledizione è dunque infinita? Potrò rivederlo, tra poco, nell’aldilà? Oppure il suo animo rimarrà ancorato alla foresta per sempre? C’è forse fine a questo oblio mascherato da quiete vita?
Io non lo so, Elène, ma com’è dolce il ricordo.
Mia carissima amica, queste sono forse le mie ultime parole.
Sono cosciente del fatto che non potrò ricevere più tue notizie, quindi da’ un abbraccio fortissimo a Anthony, Tom e Mary, e promettimi di vivere la tua vità sino all’ultimo dei tuoi giorni, senza trascurare nemmeno un singolo minuto. Promettimelo, Elène, ed io ti prometto che ascolterò il tuo giuramento e sarò felice.
Almeno un po’ di più, in tutto questo.
Addio Elène, e buona fortuna.”
“Caro Wally,
Non sai che il futuro modifica il passato? Non sai che grazie al tuo ricordo altri potranno vivere quella giornata? Certe cose bisogna saperle.
non sono Elène, non sono Tim e allora chi sono? Una voce. Non senti mai le voci, non leggi mai le voci? Attorno ce ne sono tante ed ognuna crede d’aver ragione: ascoltarle a volte può migliorarci. Ma torniamo a noi.
Dev’essere difficile portare nel cuore un segreto così grande e per così lungo tempo: forse l’unico modo per mantenere in vita il suo ricordo. Anche a me sembra fosse ieri, quando vi ho visti quel soleggiato mattino, quando vi ho sentiti parlare, urlare: ognuno deciso a rimanere al proprio posto. Non c’ero? Oh sì che c’ero
Ma ora ti dico, in confidenza e sottovoce: chi era quello forte? Gli eroi son tutti giovani e belli…ma perché son diventati eroi, per forza o debolezza? Non hai mai pensato che forse siano stati i demoni a battere lui, a vincerlo? Era così appassionato dalle sfide, perché si credeva forte o perché si sapeva debole? A volte la cosa più difficile è scegliere di vivere (non sembra ma è così). Per esperienza ho imparato che chi cerca la sfida lo fa per due motivi: o perché si crede imbattibile o perché cerca di fuggire da qualcos’altro. Una creatura sensibile e profonda sa di non essere imbattibile. Tim era sensibile e profondo?
Con questo non voglio sminuire la sua figura e non voglio dirti che avresti dovuto far di tutto per fermarlo, perché a volte è inutile…a volte ogni tentativo di fermare ciò che di male vediamo è inutile, perché non siamo imbattibili. Forse hai fatto tutto ciò che c’era da fare: ci vuol tempo per curare delle ferite profonde, e ci vuol fortuna…siamo solo degli uomini.
Ah, ma allora le senti le voci! Hai sentito la voce di Tim…o forse hai sentito solo ciò che volevi sentire. Non so se vi rivedrete: è tutto così difficile da spiegare.
Ah, le maledizioni non durano solo una vita (o una morte)…le maledizioni a volte durano da sempre e per sempre. Sai cosa mi piace di chi conosce la solitudine? Che impara a intuire quello che sarà, per somiglianza con ciò ch’è stato. Verrò a prenderti, fra non molto…e stavolta riconoscerai la mia voce, riconoscerai il rumore dei miei passi.
Sai quanti Tim ho conosciuto? E sai quanti Wally? Alle volte è svilente trovarsi bloccati in questi corsi e ricorsi: è un duro lavoro.
A presto.”