Un fascio di luce roseo giocherella con i miei occhi socchiusi ed indeboliti dal primo risveglio mattutino che, nel mio caso, corrisponde con l’ora di pranzo.
Che ore saranno? Non me lo chiedo, e dormo altre due ore.
Balzo in piedi, i miei non ci sono, la casa è libera: posso fare tutto quello che potrei fare tranquillamente a Catania, ma che in realtà non faccio, poiché non c’è piacere ad infrangere le regole se non c’è qualche vigilante che ti controlla.
Vado in cucina, afferro tutto quello che di zuccheroso esiste nella dispensa: cioccolato, bomboloni, merendine varie e le ingoio una dietro l’altra. Nessun grido di rimprovero arriva. Non dovrei mangiarle, mi faranno davvero male, vista la mia intolleranza. Me ne frego e continuo.
Accendo il pc, collego le casse al portatile, alzo l’indicatore del volume sino al massimo consentito dalle leggi della fisica, metto gli AC/DC. Ascolto il gaudio sonoro, cosciente che i miei vicini, nello stesso momento, si staranno chiedendo se ci sia un nuovo cantiere al lavoro nel vicolo.
Oh, questa sì che è una bella mattina di vacanza.
Dello studio, nemmeno l’ombra.