reality?

Così An se ne stava seduto a gambe incrociate ad osservare quel monolite scuro ed appuntito che gli gravitava dinnanzi.
Era un blocco tetro, ma lustro e altamente speculare, dalla base quadrata che correndo in alto per molti metri si rastremava in una punta piramidale.
Aguzza.
Poco sotto la sommità si aprivano due sezioni perfettamente orizzontali che dividevano il blocco in tre parti; la parte inferiore, il busto più grosso, che era separato dalla lastra di forma quatratoide che giaceva immobile sospesa al di sopra, sormontata solo dall’affilata cima che, esulata dalla restante parte del corpo, avrebbe potuto sembrare una rappresentazione in miniatura di una piramide.
An la osservava, esaminandone attentamente la struttura e cercando una possibile spiegazione per una costruzione così enigmatica, che sorgeva in un nulla privo di luce, in una notte eterna.
In verità, amici miei, c’è da dire che, nonostante tutto, era davvero una notevole costruzione.
Nel buio che l’aveva generata, essa risplendeva con un enigmatico lucore, quasi che i contorni fossero sottolineati da un niveo bagliore, una sorta di dicotomia tra male e male maggiore.
Ingannevole, essa pesava sull’animo di An con tutte le sue sette tonnellate di massa senza colore, come se, trascendendo lo spazio avesse la capacità di strabordare nell’astratta concretezza dei suoi pensieri, nell’effimera ma complessa architettura della sua anima.
Era così scura ed affascinante, ma soprattutto titanica.
Proprio così l’avrebbe definita; una mole di una proporzione talmente cosmica, una presenza di così enorme entità, un peso così insostenibile, irresistibile, incontenibile da far scricchiolare i cardini della realtà stessa, minacciando di sfondare il pavimento (od il tetto) della trasparente realtà, per cadere nell’oblio dell’aldilà dimensionale: forse proprio sulla sommità del Reame Incantato della Mente di An.
Credetemi, è un discorso complesso questo, e lo dico con la massima modestia poiché ho ragione di credere che nessuno di voi, e credetemi, davvero nessuno, abbia mai visto una mole così immensa gravare proprio su stessi, con la sua forma tesa verso l’infinito e la sua sibillina luminescenza d’oscurità generata.
E che tribolazione osservarla, soprattutto se lo sguardo sfida, con profondo ardire, l’ascesa alla sommità inarrivabile, lassù dove la punta pare forare il cielo di tutte le oscurità, e creare un piccolo cratere che brilla di luce come una stella polare nelle prime avvisaglie di una mattina iperboreale.
Che dire? “wow, da lasciare senza fiato!“.
Ed An, ordunque, la osservava rapito.
Si chiedeva, rimirandola e ruminando, se tale non fosse la realtà oppure, per dire la verità, egli guardava il blocco convinto di osservare proprio il mondo che lo circondava.
Poiché, a volte, la realtà altro non è che questo, o forse mi sbaglio?

Non credete che, molte volte, le forme, i colori, le luci, le ombre, le persone, le cose, i cieli, le nubi, i mari ed i venti e tutto ciò che dal Creato potete esulare e catalogare come un’opera di ineffabile bellezza, molte volte, per l’appunto, tutte queste opere così perfette non fanno altro che mischiarsi in un rozzo coacervo, e rielaborare la loro forma tanto da perderla e assumerne una bizzarra e senza senso e perdere addirittura il colore?
Amici miei, non vi è mai capitato di guardare alla realtà come ad un enigma?
An se ne stava, allora, seduto ad osservare la propria realtà, o monolito che vi possa garbare, chiedendosi il perché di quell’inestricabile rompicapo.
Chiedendosi: “perché accade questo? perché va così? in tutte queste immagini, in questi colori, in queste forme, io ci vedo qualcosa di tremendamente errato, subodoro un complotto portato avanti dalla caotica regia della vita, ma non riesco a coglierne l’inizio”.
Ed aggiungendo, quindi: “perché in tutto questo temo ci sia qualcosa di incredibilmente sbagliato?”

Passarono così, giorni e giorni, ed An, chino sulle proprie gambe intrecciate, ancora rimirava la strana piramide librarsi nell’aria.
Sempre ammesso che di aria potesse essere riempita una tale oscurità.

(based on the lyric of Jotun, In Flames)

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