la montagna di cartone

Credo che un uomo sia una piccola scatola di cartone colorata.
Nasciamo così, generati e distribuiti da un’enorme macchina di ferro, dotata di mille meccanismi abnormi e ridondanti che prende nulla, e dal nulla produce tanti piccoli pacchi, colorati dall’inaffidabilità stocastica del caos. Da una lingua di nastro scorrevole, compitamente, i pacchettini scorrono e cadono dentro la realtà, accatastandosi sugli altri milioni di pacchi prima di loro, e così vivono, prima che qualcuno li getti via.
Magari quel qualcuno che li getta via, sei proprio tu.
Ma ciò vorrebbe dire pensare a te stesso in una prospettiva non paccospettica, ed in effetti la cosa può anche starci bene.
L’uomo può considerare gli altri dei piccoli pacchi che giacciono a montagnetta nell’universo egocentrato della propria esistenza.
Questo modello tiene conto di due aspetti fondamentali della consistenza umana: l’egoismo immanente posseduto da ogni essere in misure minori o maggiori, a seconda del soggetto, e dell’impenetrabilità degli altri universi che compongono l’esistenza.
Dal nostro personalissimo punto prospettico ogni uomo è un pacco.
Ne vediamo il colore e gli spigoli, vediamo pregi e difetti, ma di com’è fatto, nessuno ne saprà mai nulla; ammesso che qualcuno non abbia il potere di individuare un punto di visione migliore.
Certo, l’uomo è un essere intelligente e, pur non vedendo nulla dal suo misero sperone che da sul vuoto intergalattico di stelle e pacchi, potrebbe idealizzare od ipotizzare un possibile punto di vista funzionante.
Ma la cosa starebbe come la fisica sta alla realtà.
Il modello può funzionare nel dettaglio, ma non è la legge scritta dall’incoerenza improbabilistica della natura generatrice, e dunque soggetto ad improvvisi errori.
Credo, allora, che non farò nulla di che, in questo mio universo, con la mia piccola montagnetta di pacchi. Non vivrò rimirando il nastro trasportatore alla ricerca di un colore diverso dai soliti verde, celeste o violetto, né mi lancerò nella pila cercando di fare una selezione precisa ed esatta, poiché trattandosi di pacchi, detto in modo pragmatico, non sapresti mai catalogarli in un modo corretto.
Mettere un pacco che contiene una grande bomba nella sezione “pacchi contenenti cristalleria ad alta sensibilità di frantumazione” non sarebbe un affare sul quale puntare il proprio conto in banca.
Potrebbe anche trattarsi di una questione puramente economica, dopotutto, no?
E così starò io, fermo immobile a rimirare: questo, quell’altro, il monolite scuro e la montagna di pacchi.

Finché un altro pacco non mi cadrà in testa.
Ma a quel punto dovrà fare tutto lui.

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3 Risposte

  1. Non mi piace, la tua teoria, è un pò troppo strafottente. Da gente che non vuole sporcarsi le mani e prendersene la responsabilità.
    With love and squallor (cit.) 🙂

  2. Io lo sapevo che saresti arrivata tu, giusto per mettermi la pulce all’orecchio e farmi cambiare idea. Prima la religione, poi questo!
    Il punto è che son stanco di sbattermi, però è anche vero che mi piango un po’ troppo addosso.
    Okay, poi ne riparliamo, ahah!

  3. Pardon, non è la teoria paccospettica, il problema, quella potrebbe pure starci.Sono le conclusioni arbitrarie alla Ponzio Pilato che mi puzzano. Giàgià. 😛

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