god’s everywhere

Idealizzare.
Ogni uomo sulla terra sente il bisogno di possedere una versione personale di una divinità. C’è chi crede in uno o più dei, ed è a posto così. Altri, magari tipi come me, atei sino al midollo, a volte lo fanno senza accorgersene, e ciò avviene perché è un moto intrinseco della mente umana. Ammesso che un dio non c’è, si prende qualsiasi altra cosa e la si adora, – in maniera diversa, è ovvio – proprio come se fosse un dio, sebbene in forme del tutto personali. C’è chi adora un ideale, chi un uomo che è stato, un uomo che è, una persona che gli è stata accanto in un passato vicino o remoto. O magari tutto assieme.
Idealizzare è un gioco semplice. Prendi qualcosa, mettiamo una persona che conosci e, per un motivo o un altro (casualità, come vedremo), questa persona attraverso il laborioso processo dell’idealizzazione, diviene praticamente perfetta: dentro, fuori, d’un lato, dall’altro. Ogni suo difetto avrà una giustificazione, più o meno sensata (a cosa serve il comune senso logico se parliamo di fede?). Ogni suo lato positivo diventa ultrapositivo. Inizi a farti l’idea che una persona del genere può essere affiancata solo da divinità di simili fattezze. Esclami: “diamine, cosa posso io, povero mortale, dinnanzi a una persona così perfetta?”
Magari, inizi a buttarci dentro il destino, la fatalità, logiche e disegni arcani, e tutta una serie di diavolerie più o meno assortite. Le tue aspettative salgono e salgono, raggiungono le nuvole, le oltrepassano e la fede diventa una cosa comune, un assioma di tutti i giorni.
“Ciò è così, e basta. Pochi cazzi, niente da fare. Io sono un essere umano, ma esistono delle persone divine, le ho viste! Ti giuro”.

Poi ti accorgi che ‘ste persone divine, da cui ti aspettavi chissà quale prodezza che facesse esplodere i cieli e dividesse le acque, sono umilissimi esseri umani i cui sentimenti non vengono regolati dall’oggettività (che conduce all’escalation ultra-umana), ma da una serie di ormoni più o meno secreti in base a specifiche biologiche dettate da secoli di casualità, e ribatti con: “cazzo, m’ero sbagliato”.

“Sono caduto nella stessa trappola della religione, ma me ne sono convinto tipo da solo!”
A quel punto il tuo ego un pochino cresce, ti rendi conto che ‘sta storia delle divinità da secoli irretisce l’uomo in mille modi e ti convinci che, in fondo, è proprio vero: “dai diamanti non nasce niente dal letame nascono i fior”.

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