Archive for the ‘citazioni’ Category


ottobre 16, 2010

“I pensieri vanno e vengono a loro piacere, nella nostra testa. Non lo si fa apposta, a credere ciò che si crede.”

 

— Simone de Beauvoir, Memorie d’una ragazza perbene

 

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il maestro e margherita
agosto 6, 2010

– Mi scusi tanto, quali tessere? – chiese sopreso  Korov`ev.
– Sono scrittori? – chiese a sua volta la donna.
– Indubbiamente, – rispose Korov`ev con dignità.
– Le loro tessere? – ripeté la donna.
– Bellezza mia… – cominciò tenero Korov`ev.
– Non sono una bellezza, – lo interruppe la donna.
– Oh, che peccato, – disse deluso Korov`ev, e continuò: – Va bene, se lei non desidera essere una bellezza, il che sarebbe stato molto piacevole, può fare a meno di esserla. Dunque, per convincersi che Dostoevskij è uno scrittore, possibile che sia necessario chiedergli la tessera? Ma prenda cinque pagine qualsiasi di qualsiasi suo romanzo, e senza alcuna tessera si convincerà di avere a che fare con uno scrittore. Del resto, immagino che di tessere, non ne avesse neppure una! Che ne pensi? – chiese a Behemoth.
– Scommetto che non ne aveva, – rispose quello, posando il fornello sul tavolo vicino al registro e asciugandosi con una mano il sudore dalla fronte sporca di fuliggine.
– Lei non è Dostoevskij, – disse la donna a cui Korov`ev faceva perdere il filo.
– Be’, chi lo sa, chi lo sa, – rispose lui.
– Dostoevskij è morto, – disse la donna, ma con poca convinzione.
– Protesto! – esclamò calorosamente Korov`ev. – Dostoevskij è immortale.

Il Maestro e Margherita – Michail Bulgakov


luglio 24, 2010

“Fermate gli orologi, tagliate i fili del telefono e regalate un osso al cane, affinché non abbai. Faccia silenzio l’orologio, tacciano i risonanti tamburi, che avanzi la bara, che vengano gli amici dolenti. Lasciate che gli aerei volteggino nel cielo e scrivano l’odioso messaggio: lui è morto. Guarnite di crespo il collo bianco dei piccioni e fate che il vigile urbano indossi lunghi guanti neri. Lui era il mio nord, era il mio sud, era l’oriente e l’occidente, i miei giorni di lavoro, i miei giorni di festa, era il mezzodì, la mezzanotte, la mia musica, le mie parole. Credevo che l’amore potesse durare per sempre. Beh, era un’illusione. Offuscate tutte le stelle, perché non le vuole più nessuno. Buttate via la luna, tirate giù il sole, svuotate gli oceani e abbattete gli alberi. Perché da questo momento niente servirà più a niente.”

Funeral Blues – Wystan Hugh Auden

to grow
luglio 20, 2010

“(…) L’amore di una madre è un’arcana panacea, l’unica cura che trascende ogni concretezza umana in grado di lenire le loro sofferenze. È la cosa più bella del mondo; e i bambini questo lo sanno, sebbene tendano a dimenticarlo quando diventano adulti. È per questo che, crescendo, la magia scompare.”

Still Unknow – Still Unknow

uno, nessuno, centomila
luglio 24, 2009

“E allora io, viva, non mi sono mai veduta?”

“Mai, come posso vederla io.
Ma io vedo un’immagine di lei che è mia soltanto; non è certo la sua.
Lei la sua, viva, avrà forse potuto intravederla appena in qualche fotografia istantanea che le avranno fatta. Ma ne avrà certo provato un’ingrata sorpresa.
Avrà fors’anche stentato a riconoscersi, lì scomposta, in movimento.

Luigi Pirandello – Uno, nessuno e centomila.

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febbraio 26, 2009

“Quando nel corso di un’intervista per il New Yorker dissi all’intervistatore (Mark Singer) che credevo che le storie fossero oggetti trovati, come fossili nel terreno, rispose che non ci credeva.
Replicai che mi stava bene, l’importante era che ci credessi io.

Stephen King, On Writing.

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gennaio 1, 2009

So it’s time to stop being so impatient.

Impatience – We Are Scientists (Brain Thrust Mastery)

tahiti
ottobre 28, 2008

“Ma il mare non solo è tanto nemico all’uomo che gli è estraneo, esso è un demonio anche per le sue stesse creature; peggiore di quel persiano che assassinò i suoi ospiti, poiché non risparmia la prole che ha generato. Come una tigre selvaggia che trapestando per la giungla soffoca i suoi stessi piccoli, così il mare sbatte contro gli scogli anche le più possenti balene, e lì le lascia fianco a fianco con i relitti infranti delle navi. 
Nessuna misericordia, nessun potere tranne il suo lo governano.
Ansimando e sbuffando come un cavallo da guerra impazzito che ha perduto il cavaliere, l’oceano senza padrone straripa per tutto il globo.
Considerate l’astuzia del mare; come le sue creature più temute sgusciano sott’acqua, quasi completamente invisibili, perfidamente celate sotto le più amabili tinte d’azzurro. Considerate anche lo splendore e la bellezza diabolici di molte delle sue tribù più spietate, come la forma aggraziata e adorna di molte specie di pescicani.
Considerate, ancora, il cannibalismo universale del mare, dove creatura si depreda l’un l’altra, continuando fin dall’inizio del mondo a portarsi eterna guerra.
Considerate tutto questo; e poi volgetevi a questa terra verde, soave e tanto mansueta; considerateli tutti e due, il mare e la terra; non scoprite forse una strana anologia con qualcosa che vi sta dentro?
Perché come questo oceano spaventoso circonda la terra verdeggiante, così nell’anima dell’uomo sta una insulare Tahiti, piena di pace e gioia, ma chiusa tutt’intorno dagli orrori di una vita malnota.
Che Dio ti protegga! Non spingerti al largo da quell’isola, ché non potrai più far ritorno!” 

 

Herman Melville – Moby Dick

felicità (plurale)
maggio 18, 2008

<<Conosceva mia madre?>> chiesi inginocchiandomi davanti a lui.
<<Sì, certo>> rispose il vecchio mendicante. <<Chiacchieravamo sempre dopo le lezioni. L’ultima volta che le ho parlato è stato in un giorno di pioggia, poco prima degli esami di fine anno. Abbiamo mangiato una meravigliosa fetta di torta alle mandorle. Torta di mandorle e miele, con il tè. Era vistosamente incinta e la gravidanza la rendeva ancor più bella. Non dimenticherò mai ciò che mi disse quel giorno.>>
<<La prego, me lo racconti!>> Baba mi aveva sempre descritto la mamma con frasi lapidarie tipo: “Era una gran donna”. Ma io ero avido di dettagli: come socchiudeva gli occhi al sole? Qual era il suo gelato preferito? Che canzoni amava cantare? Si mangiava le unghie? Forse il nome della mamma gli ricordava la sua colpa, ciò che aveva fatto subito dopo che era morta. Forse la perdita era stata così dolorosa che non riusciva a parlare di lei. O forse entrambe le cose.
<<Disse: “Ho molta paura”>> raccontò il mendicante.
<<“Perché?”, le chiesi, e lei mi rispose: “Perché sono profondamente felice, dottor Rasul. Una felicità come la mia spaventa”. Gliene chiesi la ragione. “Si prova una felicità così grande solo quando la si sta per perdere.” E io le dissi: “Zitta. Basta con queste sciocchezze.”>>

Khaled Hosseini – Il cacciatore di aquiloni

someday
settembre 10, 2007

I had always heard that your entire life flashes before your eyes the second before you die.
Only that one second, isn’t a second at all, it seems to stretch out forever like an ocean of time.
For me it was lying on my back at boy scout camp, watching falling stars.
And the maple trees that line our street.
Or my grandmother’s hands, and how her skin seemed like paper.
And the first time I saw my cousin Tony’s brand new Firebird.
And Janey.
And my last thought was of Carolyn.
I guess I could be pretty pissed off about what happened to me, but it’s hard to be angry when there’s so much beauty in the world.
Sometimes, I feel like I’m seeing it all at once, and I can’t take it. My heart swells up like a balloon that’s about to burst. But then I remember to relax, and stop trying to hold onto it.
And then, it flows through me like rain and I feel nothing but gratitude for every single moment of my stupid little life.

You have no idea what I’m talking about, I’m sure.
But don’t worry.

You will someday.

–  Sam Mendes’ American Beauty