Archive for the ‘light_messages’ Category

ok.computer
luglio 23, 2010

Sì, ci dev’essere un mistero dietro tutto questo! Ancora non l’ho colto, ma prima o poi scoprirò cosa si cela dietro questa gabbia di matti (l’umanità, intendo). Douglas l’ha già spiegato: non era male la sua idea.

Ma questa sera, l’unica risposta valida me la daranno i radiohead.

Ok, computer?

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god’s everywhere
luglio 22, 2010

Idealizzare.
Ogni uomo sulla terra sente il bisogno di possedere una versione personale di una divinità. C’è chi crede in uno o più dei, ed è a posto così. Altri, magari tipi come me, atei sino al midollo, a volte lo fanno senza accorgersene, e ciò avviene perché è un moto intrinseco della mente umana. Ammesso che un dio non c’è, si prende qualsiasi altra cosa e la si adora, – in maniera diversa, è ovvio – proprio come se fosse un dio, sebbene in forme del tutto personali. C’è chi adora un ideale, chi un uomo che è stato, un uomo che è, una persona che gli è stata accanto in un passato vicino o remoto. O magari tutto assieme.
Idealizzare è un gioco semplice. Prendi qualcosa, mettiamo una persona che conosci e, per un motivo o un altro (casualità, come vedremo), questa persona attraverso il laborioso processo dell’idealizzazione, diviene praticamente perfetta: dentro, fuori, d’un lato, dall’altro. Ogni suo difetto avrà una giustificazione, più o meno sensata (a cosa serve il comune senso logico se parliamo di fede?). Ogni suo lato positivo diventa ultrapositivo. Inizi a farti l’idea che una persona del genere può essere affiancata solo da divinità di simili fattezze. Esclami: “diamine, cosa posso io, povero mortale, dinnanzi a una persona così perfetta?”
Magari, inizi a buttarci dentro il destino, la fatalità, logiche e disegni arcani, e tutta una serie di diavolerie più o meno assortite. Le tue aspettative salgono e salgono, raggiungono le nuvole, le oltrepassano e la fede diventa una cosa comune, un assioma di tutti i giorni.
“Ciò è così, e basta. Pochi cazzi, niente da fare. Io sono un essere umano, ma esistono delle persone divine, le ho viste! Ti giuro”.

Poi ti accorgi che ‘ste persone divine, da cui ti aspettavi chissà quale prodezza che facesse esplodere i cieli e dividesse le acque, sono umilissimi esseri umani i cui sentimenti non vengono regolati dall’oggettività (che conduce all’escalation ultra-umana), ma da una serie di ormoni più o meno secreti in base a specifiche biologiche dettate da secoli di casualità, e ribatti con: “cazzo, m’ero sbagliato”.

“Sono caduto nella stessa trappola della religione, ma me ne sono convinto tipo da solo!”
A quel punto il tuo ego un pochino cresce, ti rendi conto che ‘sta storia delle divinità da secoli irretisce l’uomo in mille modi e ti convinci che, in fondo, è proprio vero: “dai diamanti non nasce niente dal letame nascono i fior”.

libri
gennaio 6, 2009

Il duemilanove sarà l’anno della lettura.
A stabilirlo è stato il Ministero Supremo della Cultura che, suffragato dal Consiglio Generale delle Iniziative Quotidiane, ha emesso un decreto con decorrenza immediata: “almeno dodici libri per fine anno!“, ha dichiarato fiducioso il ministro.

Negli ultimi giorni dell’anno scorso, osservando la pila di libri regalati e considerando il pochissimo tempo speso nelle attività extracurriculari di lettura, ho promesso a me stesso che quest’anno avrei letto di più.
Dodici libri sono una cifra onesta, se non fosse altro che l’ho imposto come un limite inferiore: almeno dodici libri.
Ciò vuol dire che per ottemperare alla mia promessa dovrò leggerne qualcuno in più.
La scelta di tanti libri non è affatto un problema, dato che ho in mente tanti titoli che non vedo l’ora di leggere: la casa degli spiriti, cent’anni di solitudine, la trilogia in cinque parti di adam douglas, lo hobbit, il profeta, c’era una volta un re…ma morì, qualcuno con cui correre, il lupo della steppa e la sestologia delle cronache del ghiaccio e del fuoco, di cui m’aveva appassionato tanto il primo libro (da rileggere).
Poi vorrei rileggere il nome della rosa, alcuni capitoli di moby dick e soprattutto qualche classico, specialmente italiano.
Non voglio fare della lettura il mio baluardo, ma impiegare meglio il mio tempo che, purtroppo, molte volte viene sprecato in attività ludiche dal basso senso educativo oppure…no, un attimo, ma io non sono un moralista!
Okay, prometto che mi impegnerò, tutto qua.

Per non perdere tempo ho già iniziato e finito l’ombra del vento, ma le mie considerazioni sul tal romanzo di squisita fattura le rimando ad un altro post più specifico.
Detto questo, allungo le mani su una gradevole raccolta storica sull’evoluzione del mito del vampiro* e mi immergo nuovamente nella lettura.

*: il primo che mi nomina twilight verrà brutalmente assassinato dalla sottoscritta dramatis personae.

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agosto 15, 2008

Il brivido ha percoso la schiena, e poi, puff, è svanito via.
Nonostante tutto, sono ancora vivo.
Uh, ed ho un sacco di cose da raccontare!

Beh, forse.

Don’t Panic
settembre 2, 2007

Ci vuole un gran sacrificio, per cambiare; un dolore che molti esseri umani non sono disposti a sopportare perché in fondo “così, non va tanto male”.
E si procrastina. Per sempre; per sempre.
Ma di tanto in tanto, qualcuno, si sveglia (Wake Up!) un giorno e, come a voler schernire il famoso detto di luogo comune, decide semplicemente di farlo.
E non è un scelta presa a caso.
Oggi è una giornata strana, mi sono alzato deciso a scrivere come io la pensassi sul “cambiamento” nella misura che più mi coinvolge, che voglio attuare.
Ho avuto modo anche di parlarne, in maniera onirica, quasi.
Ho riletto lo splendido commento di Luca nel mio intervento precedente, ed ho pensato.
Panta rei.
Nulla si ferma nei sitibondi o sapienti ingranaggi del destino, e molte cose ci scorrono attorno, come se fossimo immersi in un fiumiciattolo, l’acqua delicatamente si scosta.
Alle volte, bisognerà tornare alla fonte per scegliere un altro corso, magari un bel fiume scrosciante.
E per fare questo?
Devi farti molto male, lasciare scivolare via cose a cui pensavi di tenere moltissimo, poiché loro tenevano a te.
Ma poi noti che anch’esse scorrono, in quel fiume di poche righe sopra.
Ruzzolano un po’ e tornano a galla.
Ce la fanno da sole, senza di te, senza di te.
Ed è una tristezza così grande, così prolungata, che, Dio!, devi proprio patire le pene dell’inferno per non gettarti nel vano tentativo di riafferrarle.
Ma poi ci pensi, e continui per la tua strada.
Molti ti giudicheranno, ti accuseranno, crederanno che ciò lo stai facendo solo per fare del male, che sei egoista, arrogante, che fai un po’ di pena. Un vero e proprio bastardo.
E tu continui, perché DEVI continuare, perché è la tua scelta, magari presa come conseguenza logica di errori avvenuti in passato. Ma è una TUA scelta, e non è detto che condurrà a qualcosa di male.
Il mio è un piccolo cambiamento, in vista di uno più grande, non proprio prossimo in linea temporale, ma nemmeno tanto remoto.
Molto presto, la realtà in cui vivo cambierà totalmente, io partirò, e non vedrò gli amici, gli amori e tutto quello che ancora evanescente illumina l’oscurità di talune notti.
Piangerò, mi dispererò, e sì, sarà molto brutto.
Ma questa volta, al contrario di un anno fa, tirerò avanti.
Non ho più intenzione di farla finita, e lasciare il giudizio ai posteri.
Questa volta la deciderà il caos la mia fine.
E per arrivare intatto ad uno dei più grandi cambiamenti della mia esistenza, ho bisogno di aver prima concluso tutte le faccende in sospeso che in questa parte di vita ho accumulato.
I miei spettri ed i miei demoni.
Qualcuno ha parlato di separazioni? Sì, ma solo nella maniera fisica del termine.
Non voglio più ignorare nulla.

Ma ho divagato.
Ogni essere umano cerca l’equilibrio, poiché è egoista, ed è normale che sia così.
Tutto quello che prendiamo, a cui ci concediamo, è amato solo perché è necessario al nostro equilibrio. Ciò che non fa bene a questo, che venga scartato, estirpato od ignorato.
Che vada via, diamine, non potrà farmi che male.
Anche io sono così; egoista, intendo.
Ma non in questo senso procederà il mio naturale cambiamento, la mia evoluzione.
Voglio essere in continuo disequilibrio poiché un po’ ripudio la mia atavica natura, e ciò mi farà male, e lo farò male.
Non sarò mai compreso, o forse sì, ma sarà difficile.
Se la morte non mi prenderà prima, ce la farò.
Come farò a fare questo?
Dominandomi.
Il mio più grave difetto, l’assenza di controllo, le reazioni che creano azioni non direttamente collegate all’encefalo, e quindi assenti di ogni logica. Quelle più biasimabili.
L’ansia, quella sensazione incontenibile che ti ghermisce lo stomaco, e STRINGE.
(forte forte forte forte forte forte)
La noncuranza di ciò che fa male, ma ad altri (quindi facilmente ignorabile): fa male, fa commettere errori.
Il ripudio di tutto quello che compromette l’equilibrio: bah, non posso credere che tu sia così egoista, angelo.
No, non voglio essere questo, estirperò tutto via. O lo assopirò.
(renderlo inoffensivo)
E se questo farà male, beh, che lo faccia.
Adesso no, non cado più, ci vorrà un fottuto esercito per buttarmi a terra.
Piano piano, inizierò a farlo; tratterrò il respiro, chiuderò gli occhi, evacuerò i pensieri, e lascerò scorrere tutto.
Panta rei.
Perché sì, tutto scorre, e di ciò che non scorre, noi non ci accorgiamo. E sta lì, tutto il mistero irrivelabile.
Sono d’accordo con te, Luca.

Quest’intervento, scritto in un periodo in cui vedo tutto iniziare ad allontanarsi, come per andare alla deriva (perché tutto è caos), mi dà una profonda melanconia.
Dolce, dopotutto.

Al diavolo.

Allora, Giovanna, Alessandro, a tra dieci anni allora? Solito posto.
Oh sì, certo, ci rincontreremo cambiati.

Don’t Panic.

ci sono molti modi
agosto 16, 2007

Wake up.

Smetti di sognare è già mattino,
osserva il mondo ed anela il sonno.
[Non basta solo. Non basta solo.]

Esci un po’ fuori è già mattino.
Esci un po’ fuori, che già cade neve.
Esci un po’ fuori, che il vento è lontano.
Esci un po’ fuori è una giornata di sole.
[Ma tu sei solo. Ma tu sei solo.]

Cerchi di vivere e cerchi gente.
[Dei volti amici. Dei volti amici.]

Ti avvicini e ridi,
stai bene, e poi ridi.
Ti affezioni e cadi.
[Hai sbagliato di nuovo. Hai sbagliato di nuovo.]

Lascia cadere ciò che ti è più caro.
[Triste dolore. Triste dolore.]
Prendi e poi lasci andare,
prendi e poi lasci andare,
e poi va via,
cade in ginocchio e ritorna in piedi.
[Scivola via. Scivola via.]

Triste dolore, freddo distacco,
vecchia armonia.
[Scivola via.]

E rinneghi Dio, di nuovo,
lo schernisci,
lo detesti,
lo sfidi,
ed in lui speri.
Solo che la speranza, è un po’ più forte,
di tutto quanto messo assieme.
[Ti senti male. Ti senti male.]

Sciocco veleno, dammene ancora,
dammi del male che devo guarire,
dolce malore, devi sparire.
[Saprai come estirparlo via.]

Sgusci leggero, sei già lontano.
[Ed il ricordo scivola piano.]

Non scorri più, sei intrappolato.
[Però il ricordo è già scivolato.]

Così hai perso un’altra battaglia,
è già tramonto, corri a dormire,
è già tramonto, dai, torna a casa.
[Giù per le strade. Sui marciapiedi.]

Incontri qualcuno, tosto saluti,
non alzar gli occhi, volta lo sguardo.
[Non puoi vedere. Non puoi vedere.]

Così il sole ingolla il mare,
tutto è confuso, tutto scompare.
Non cade sangue, mi sento male.

Quante forme ha la solitudine?
La risposta è quarantadue, come direbbe Adam Douglas, ed anche in questo caso sarebbe la risposta giusta.
Ma andiamo un tantino oltre.
Come mai questi versi? Cosa ti fa male?
Ogni ferita eterea dà parto ad un’infezione estesa, dolorosa, inumana e duratura.
E’ un’atavica caratteristica la mia: l’impulsività, il nervoso che sale e scuote le ossa, l’irrazionalità, l’ansia, il respiro che accelera.
Contro me stesso innanzi tutto combatto, e non contro coloro che, inseriti nel contesto danno luogo al conflitto. Non importa quanto siano sleali, o se sanno di questa mia incredibile capacità di essere auto-deleterio.
Come me, come tutti, temono solo la solitudine. Capisci ogni male, se comprendi questo.
La colpa sono io, e la salvezza.
Mi sento male, dunque, ma un po’ di meno.
E diventerò migliore, perlomeno per me stesso.
Per me stesso. 🙂

Così,
meglio che io vada via,
non pensarci, è colpa mia,
questo mondo
non sarà mio.

post scriptum – però, devo dire che ciò che ho scritto mi è piaciuto. mi verrebbe voglia di rimanere per sempre così!

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agosto 15, 2007

Non riesco.
A scrivere, questa notte, io non riesco.

c’era una volta in cielo
maggio 13, 2007

Non ho un gran bel terrazzo.
E’ spoglio, logoro a causa del basso manutenimento e vittima delle continue piogge acide.
Trasversalmente attraversato dai fili di ferro, per stendere gli indumenti nelle belle giornate, e pieno di fastiodissimi insettini rossi molto simili a formiche; soprattutto nel periodo primaverile/estivo.
Stanotte, tuttavia, ci sono salito per portaci la mia cagnolina, per un po’, ed ho visto una vecchia sedia sdraio imbottita, con l’intelaiatura di legno, qua e là divelto.
Era carina quando se ne stava in soggiorno, ma il potere distruttivo della mia famiglia l’ha portata ad una vecchiaia quanto mai prematura.
So perché era lì, ma questo lo taccio.
Mi sono disteso, ed ho osservato un po’ il cielo stellato, privo di qualsiasi nube stasera.
Il fatto è che, di sera, qualche volta ci salgo in terrazzo, solo per ammirare il cielo notturno, così magico, così onirico, a volte diafano. Solo per pochi momenti, finché chicca finisce di espletare nel suo angolino.
In quell’attimo approfitto per guardare un po’ le stelle; ma sono in piedi, non è proprio il massimo.
Stanotte mi sono accorto di quanto sia splendido sedere su quella vecchia sdraio.
Rimirare il cielo, ora cupo, ora limpido, magari con qualche sigarettina tra le dita, per ricordarmi che sono un essere umano, pieno di difetti ed anomalie, mentre guardo quel capolavoro di divina essenza che è la volta, esente da ogni pecca. Tutta lì, a brillare.
Comodo, mentre ammiro ciò che per me è fatato, e penso ad ogni tipo di cosa, triste, dolce; fantastico un po’, un bel po’, e mi rilasso. Cazzo, non è affatto male.
In questa realtà che mi sa un po’ di transizione, in cui mi accorgo di essere realmente diverso, e di rispondere diversamente agli stimoli che qualche anno prima mi avrebbero fatto impazzire ed andare di matto, conscio delle mie piccole certezze ed infinitamente inquieto, credo di aver trovato una highway to heaven. Piccola piccola, niente di esagerato, va.
Beh, credo che quella sedia, da laggiù, non se ne va più.
Quello da stasera è il mio angolo, non voglio sentire alcuna ragione.

Concludo con un piccolo pensiero per la mia cara amica elisa, con cui chatto mentre scrivo queste parole, e probabilmente sarà la prima a leggere quest’intervento.
Ma lo sai che trovarti online, assolutamente senza sonno, e pronta a sparare un buon quantitativo di cazzate con me, mi fa infintamente piacere?
Ah, chi l’avrebbe mai detto! ahah

edit:
Da Crawl Through Knives, degli In Flames:
It’s in my hands
The sky, so bright
It’s burning
It’s for me to decide
If flames will reach heaven tonight
“.

Quanto mai adatto.

night_sky

update! update!
maggio 4, 2007

Uh, quanto tempo che non scrivo su questo blog.
Mi son accadute parecchie cose, devo dire, ed ho vissuto vari eventi e, vabbè, un pochino mi seccava scrivere! (chissà perché, solo ultimamente mi accade ‘sta cosa…).
Tanto, troppo tempo dall’ultimo intervento.
Ho deciso di riprendere col “seguito” di una storia iniziata una primavera fa e lasciata incompiuta.
Magari un po’ banale, magari un po’ stupida, però la scrittura spensierata ricalca perfettamente lo status di questo periodo…
Ragion per cui, la pubblico!

falling into memories
gennaio 8, 2007

E’ passato un anno intero, eppure non ricordo nulla di particolare, non ho nessun ricordo predominante. E’ stato un anno di mera vita vissuta, dai mille piccoli ricordi, come spilli, immersi in qualcosa più grande d’un fienile. Sarà un anno da marchiare come “Superato“, con un timbro rosso incorniciato in uno spesso rettangolo, di quelli che macchiano il foglio.
E’ passato un anno intero, eppure sono lo stesso essere di trecentosessantacinque giorni fa, non una virgola è cambiata. Adesso, non che mi aspetti di “entrare” me stesso ed uscire un altro, però, m’aspettavo di più.
Beh, c’è anche da dire che se cambiassi ogni anno sarebbero c***i amari un po’ per tutti, ad iniziare da me, che, oddio, sono lunatico ogni tanto, ma nn sino a pretendere questo.
Il fatto è che l’ho preteso due righe sopra, quindi dovrei iniziare a preoccuparmi.
Ecco che si delinea un buon proposito per il nuovo anno, abbassare la percentuale di incostanza. Decidere un set di sentimenti base, ed utilizzare solo quelli. Sembra una buona cosa da fare.
Mi aiuterà anche l’acquisita concezione di quali sono i miei limiti, ed aver carpito l’essenza del termine “impossibile“. Ho sempre pensato che nulla lo fosse, se nn vi riuscivi magari non eri “abbastanza“, quindi ti miglioravi e conquistavi l’obiettivo.
Eppure, la vita è strana, nessun teorema (giù le mani, i riferimenti a quella maledetta canzone sono puramente casuali) è applicabile perché, quando si parla di sentimenti, vi è sempre un caso particolare. -A pensarci bene forse è proprio questo l’unico teorema valido, credo.-
Certe cose non puoi averle, nemmeno se ti migliori sino ai limiti estremi, nemmeno se attendi, focalizzi solo quell’obiettivo, il tuo sogno, per il quale sei pronto ad ogni sacrificio, ogni rinuncia: gli occhi fissi su l’unica meta perseguibile e l’impegno il tuo baluardo ed arma.
Ma a volte alcune cose sono impossibili.
Una pietra posta in fondo ad un fiume che non puoi prendere poiché non sai nuotare, ed affogheresti nel tentativo. Così stai lì, aspettando che qualche giorno qualcosa cambi quella situazione immota ed immutata. Aspetti, aspetti, ed aspetti in vano.
Poi un giorno arriva una corrente più forte, blu ed intensa, fresca e gradevole, e quella pietra scivola via, dondolata da quel dolce flutto. A te resta solo il ricordo di ciò che ha dato senso al termine “impossibile“, ed alla corrente il dolce danzare di quel diamante nel proprio mondo.
E’ una lezione dura per un mondo duro, imparala giovane McBeth“, diceva Johnny Deep in Sleepy Hallow. Ah, quali saggie parole. E tristi.

Tuttavia, c’è anche da dire che in quest’anno ho concluso il corso di studi triennale con impeccabile precisione (non fosse stato per quel maledetto stage…che ha respinto la mia felicità ad aprile (spero!)) ed ho imparato a conoscere un po’ più le persone che mi stanno attorno. E’ stato un anno di osservazione, supervisionato molte volte dalla mia divinità guida dalle debolezze umane (scusa vale!), e di pensieri, di sviluppi di pensieri e di tristi contemplazioni. E più osservo questa realtà sociale più capisco che ognuno fa un po’ quel che gli pare, senza badare troppo alle conseguenze dei propri gesti, non considerando i sentimenti degli altri e semplificando di parecchio la propria visione delle cose, per farla divenire comoda (e non è difficile, se la vita ti va +o- per il giusto verso). Ed è una cosa strana.
Una danza scomposta di amene figure in maschera, mosse da una musica dal cangiante ritmo, davanti ad un pubblico che preferisce non guardare.

Vedi cosa c’è sugli altri canali, va…