tahiti

ottobre 28, 2008 - Leave a Response

“Ma il mare non solo è tanto nemico all’uomo che gli è estraneo, esso è un demonio anche per le sue stesse creature; peggiore di quel persiano che assassinò i suoi ospiti, poiché non risparmia la prole che ha generato. Come una tigre selvaggia che trapestando per la giungla soffoca i suoi stessi piccoli, così il mare sbatte contro gli scogli anche le più possenti balene, e lì le lascia fianco a fianco con i relitti infranti delle navi. 
Nessuna misericordia, nessun potere tranne il suo lo governano.
Ansimando e sbuffando come un cavallo da guerra impazzito che ha perduto il cavaliere, l’oceano senza padrone straripa per tutto il globo.
Considerate l’astuzia del mare; come le sue creature più temute sgusciano sott’acqua, quasi completamente invisibili, perfidamente celate sotto le più amabili tinte d’azzurro. Considerate anche lo splendore e la bellezza diabolici di molte delle sue tribù più spietate, come la forma aggraziata e adorna di molte specie di pescicani.
Considerate, ancora, il cannibalismo universale del mare, dove creatura si depreda l’un l’altra, continuando fin dall’inizio del mondo a portarsi eterna guerra.
Considerate tutto questo; e poi volgetevi a questa terra verde, soave e tanto mansueta; considerateli tutti e due, il mare e la terra; non scoprite forse una strana anologia con qualcosa che vi sta dentro?
Perché come questo oceano spaventoso circonda la terra verdeggiante, così nell’anima dell’uomo sta una insulare Tahiti, piena di pace e gioia, ma chiusa tutt’intorno dagli orrori di una vita malnota.
Che Dio ti protegga! Non spingerti al largo da quell’isola, ché non potrai più far ritorno!” 

 

Herman Melville – Moby Dick

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maledetta hollywood

ottobre 9, 2008 - Leave a Response

Che le case produttrici di film hollywoodiane fossero delle grosse macchine raccatta-denaro, lo sapevamo tutti.
Che il 95%* dei film prodotti fossero accurate strategie di marketing piuttosto che opere artistiche dall’evidente valore, non era un segreto.
Che ultimamente la mancanza di idee avesse spinto tutte le major a trasporre ogni libro esistente in un film (non mi stupirei nel vedere un riadattamento cinematografico de “Impara il Visual Basic in 15 giorni!“), era chiaro ed abbastanza palese.
Ma alle opulente case statunitensi questo non bastava.
Rovinare un gran mole di libri non era abbastanza appagante: potevano fare di meglio.
Ci si poteva impegnare nel rovinare qualche bel videogioco di successo, proprio quando quest’ultimi avevano raggiunto un importante traguardo, ovvero la loro affermazione come opere dal valore neo-artistico.
Così diederò vita ad una serie di film dal dubbio gusto etico, tra i quali non posso far a meno di citare l’imperdibile trilogia di Resident Evil, oppure i due film di Tomb Raider, e che dire di Silent Hill? Massì, roviniamo anche quello!
Certo, avrebbero potuto affidare il compito di redigere lo script a qualche sceneggiatore con esperienza, potevano incaricare registi affermati per la direzione, potevano fare tante cose buone e giuste.
Potevano, ma non l’hanno fatto.
E, una volta razziato brutalmente il settore videoludico, sono passati ad un altro campo critico: i fumetti.
Ogni eroe Marvel o DC godeva di una proprio controparte cinematografica.
E proprio mentre tutto questo accadeva, i poveri idioti come me, che ancora credevano che nell’animo dell’uomo non albergassero solo concupiscenze di denaro, sesso e ro… -ehm, no, magari-, dance commerciale, vivevano nell’illusione ripetendosi: “ok, stanno un po’ esagerando, ma si fermano qui, vero…? non arriveranno a rovinare anche le cose che mi stanno a cuore, per dirne una a caso, dragon ball…”.
Non l’avessi mai pensato.
Qualcuno alla twenty century fox, forse credendosi più intelligente di gran parte della propria concorrenza, ha deciso impunentemente di smerdare senza ritegno una delle opere più amate dal pubblico di tutto il mondo!
Trasformando il giulivo cartone di toryama in un polpettone di combattimenti di kung-fu visti e rivisti, macchine alla fast and furios, vampiri di buffy e scene di sesso violento (nel teaser si nota chiaramente goku slinguazzare voracemente con la sua ragazza…).
Che dire? Inorridito.
Se poi aggiungiamo che a breve vedremo trasposizioni del calibro di: Halo, Metal Gear Solid, Prince of Persia, Bioshock, Warcraft e – che dio ce ne liberi – i Cavalieri dello Zodiaco

…beh, c’è ben poco da stare allegri!


*: con una percentuale di errore del 5%.

one day remains

settembre 28, 2008 - Leave a Response

Ed è giunta, dunque, l’ora della resa dei conti.
Sì, beh, sino ad adesso ho fatto sul serio, non ho risparmiato colpi ed ho affondato corazzate del calibro di computabilità, programmazione funzionale, analisi numerica; ma ciò non basta.
Tutto questo è nulla, se paragonato all’impresa che mi attende domani, la prova ultima, l’apocalisse del buon studente iscritto alla specialistica di informatica: complessità.
Ma preferisco non pensarci troppo, e dunque sto qua, seduto nella sala pranzo ad osservare due miei coinquilni osservare a tratti il derby calcistico delle squadre milanesi ed uno show di oscuri figuri brasiliani che suonano e ballano giulive – e quantomai caratteristiche – melodie da Carnevale di Rio.
E’ una cosa strana, lo ammetto, ma preferisco non fare domande.
Potrebbero rispondermi. :S
Un terzo ragazzo, alla mia destra, invece, chatta serratamente incollato al suo mac bianco, probabilmente ci starà provando con qualche ragazza.
Mi ritrovo ad osservarlo, e a sorridere sommessamente, cercando di non farmi notare.
La discussione dev’essere molto interessante, e lo vedo contrarre il volto in una serie di facce che non saprei nemmeno descrivere. Mi sembrano tutte molto buffe.
Allora, nella mia infinita saggezza, mi chiedo: che faccia anche io simili facce in circostanze del genere?

Meglio pensare a complessità.

cly

settembre 12, 2008 - Una Risposta

Io non lo so se è Settembre, oppure no.
Però mi viene da piangere.

I don’t know if either September is, or not,
but I feel like I want to cly.

Credo, ma non ne sono sicuro, di essermi accorto che mi manca qualcosa.
Un po’ come quando si parte per qualche viaggio lontano, ed una volta distanti da casa si esclama: “Damn! I lost something!”.
Oppure, è una sensazione più greve ed agghiacciante, come se ti accorgessi, da un giorno all’altro, che dall’atlante manchi un’intera nazione.
Tutta.un’intera.fottuta.nazione.
Allora, mi chiedo, com’è possibile? Come ho fatto ad ignorare questa mancanza per tutto questo tempo?
The answer is easy, I’ve simply ignored it for a long time, deceiving myself I can cope, living without it.
Ma è stato uno sbaglio sciocco, poiché tutto ciò che ti lasci dietro insoluto, prima o poi torna per reclamare una conclusione.
And therefore, I lied to myself, thinking I was more clever ever not only than me, but than the rest of the people I’ve used to live with.
Sono stato sciocco ma perché biasimarmi se, qualsiasi cosa io possa aver fatto, l’ho fatto solo per stare bene, o meglio, evitare di stare male.
Sono forse sbagliate tutte le azioni mosse da questo immanente ideale? La sopravvivenza?

And now? What’s your plan about it? How do you think to solve this question, and grant to yourself happiness you’ve always pursuited?
Nessuno.
Si continua a vivere.

Life goes on.

but the pain remains

settembre 11, 2008 - Una Risposta

It is not easy to do the right thing.
You must defeat youself, defeat your demons, your flaws, overpower your sensations, the istincts, the skiming anger. Really, it isn’t easy.
And sometimes, it happens you’re can’t take it anymore, you’re about to explode: you take a look around and the wall begins to stain itself with blood, paviments get pulverised in myriad of fragments, windows explodes, the furnitures are wrapped by a blast of flame, like many roses that disclosed themselves.   You see dust squirting around, feeling like someone is riddling the walls, ash spreads around the air like a darken omen, and everything fall into pieces.
You don’t hear nothing at all, only a fastidious and unbearable silence, so thick, becoming almost shrill.
Shrill, shrill, shrill, shrill, shrill, so FUCKING shrill.
Suddenly, you explode.
Even before you’re able to take notice that tears are falling down, feeling like you’re hearing rain dropping without realize it does. Hearing only the crackling of raindrops and the tinkling of the flowing water, like a wood streaming. It carry you away, and you give up watching the world around does the same, falling, and falling, while you aren’t buried at all by the rubble.

It’s heavy the burden of the disappointments, too many in my life, I can’t stand anymore.
I feel like I can explode into a massive detonation, burning myself until the upper limit has reached, becoming a shapeless mass of fire, to destroy this ruinos reality.
But it’s just a second, a minute, less than an hour, the moment will pass away, cross the bounds and fade away in the etheral fog, rised up by the flow of the life, the whirpool that suck in everything, everyone.

At that point, the right choice become clear to you, everything come clarity, but the echo of pain remains, leaving you alone, and sad.
Yes, it’s really difficoult to do the right thing.

my dear season

agosto 31, 2008 - Una Risposta

“Ciao ciao, Luis dai capelli che splendono, ci rivedremo ancora?”.
“Forse.”
“Forse! Sapevo che l’avresti detto.”, rispose, facendo oscillare nervosamente le braccia avanti ed indietro mentre, con il capo chino verso terra, cercava di nascondere le incipienti lacrime.
Sono convinto che ogni addio, per essere tale, richieda delle lacrime, è una sorta di tassa esatta dalla separazione, non puoi fare a meno di versarle se desideri ricevere un “vero” addio.
In caso contrario puoi accontentarti di un surrogato, c’è sempre scelta.
Ma Luis, in fondo, sapeva che in quel significante ci fosse più speranza di quanto il suo piccolo amico non avesse, anche volutamente, carpito.
Allungò la mano destra sotto la cortina dei suoi capelli lunghi e lenì le sue pene, raccogliendo una lacrima tutta per se: “Questa la porto via con me”, disse, e il sole del tramonto dipinse un sorriso irriverente sul suo volto.
Il ragazzo sorrise di rimando, nonostante il suo viso fosse indebolito dalle lacrime.
“Andiamo, è solo un’estate che muore, Angelo. Solo un’estate che muore.”

E così, sono arrivato all’ultimo giorno di Agosto, l’ultimo della mia estate affettiva.
Sono contento che sia stata una bella stagione, come non ne trascorrevo da anni.
Sono contento di essere contento, e di aver ritrovato finalmente la mia integrità, il mio equilibrio.
Alla fine, è andato tutto bene, sono riuscito a dare un soffio di vita a questo cuore che minacciava di divenire pietra; davvero.
Lo ammetto, c’è ancora molto spazio per il miglioramento (davvero molto), però, è comunque un inizio.
E, se riuscirò, effettivamente, a creare un regno su questo mattone, solo il tempo potrà dirlo, ed io potrò osservarlo tra una o due delle mie ere personali, riguardando a come sono adesso.

Contento.

riddle

agosto 27, 2008 - 2 Risposte

E d’un tratto mi ritrovai perso in spirali di luce e di colori, che si arricciavano seguendo un misterioso sviluppo verticale e si snodavano come cannucce.
Tutto danzava attorno a lunghe colline ricoperte da un mare crespo di verde e nuvole bianche e nere, rinfrescate da un cielo brillante e ravvivate dall’odore piovano dell’acqua appena caduta.
Correvano, correvano e correvano in cielo le nubi, seguendo invisibili binari ascensionali, e potevo sentire il vento bisbigliare e tuonare.
Ma non era niente.
Nemmeno l’eterna visione del cielo notturno, le stelle come in un caledoscopio, i flutti del mare, l’etereo tocco della schiuma, spire di vento lontano, luci soffuse sdraiarsi sulla punta di insenature nere, insenature blu, rosse, verdi, rosa e mille colori e colori e colori, e colori, e colori, e colori ancora quel disegno a tinte scure al quale non hai mai saputo dare un colore, e un colore, e un colore, è un colore, che non posso dare.

no! non posso dare!

Ma tu puoi, lo puoi dare, lo puoi dare! E il tuo sguardo non svanirà nell’aria solitaria di una notte di fine agosto.

Però, sei lontana, e questo non ti tocca, e dio solo sa se ti toccherà mai, o se leggerai, o se penserai, e se penserai, allora cosa penserai?

E’ la verità di un segreto, un segreto lontano, ed io qui, seduto accanto alla mia anima, che piange, piange; e piange in vano.

libera associazione

agosto 15, 2008 - Una Risposta

E me ne stavo da solo, seduto in un angolo del divano turchese a pensare perché non provassi più nulla.
Vedevo tutto passare dinnanzi ai miei occhi, leggero come il vento, ma se allungavo una mano per trattenere qualcosa a me il mio arto svaniva, diveniva una massa eterea, spettrale.
Ed allora me ne stavo da solo sul divano.

Mi trovavo molto spesso a pensare di varie cose; alacremente lanciavo i miei pensieri in slanci fantastici e spirali creative, con il risultato di starmene da solo ad immaginare un sacco di cose, di tutti i tipi.
Prevalentemente, erano cose che riguardavano anche altri esseri umani.
Insomma, sognavo anche loro, con gli occhi a aperti.
Oppure mi accadeva, sempre molto frequentemente, di pensare alla mia vita come ad un film, con riprese a volo d’uccello, forti applicazioni di steady cam; effetti speciali.
Ma in realtà, ero solo un ragazzo seduto su di un divano.

C’era una luce debole dinnanzi a me, tingeva il salotto di un pallore d’orato poco convinto, faceva sembrare tutto sporco, tutto in disordine. Eppure non mi andava di provare nulla.
M’ero scocciato di sprecare sentimenti per commiserare troppe cose, ed un bel giorno, un giorno di qualche tempo fa, mi sono alzato da letto.
C’era una bagliore lattiginoso, anch’esso poco convinto, e dalla finestra entrava poco più che un anelito di luce.
E quella mattina decisi che mi ero stancato di provare emozioni ed alimentare fiamme.

Presi la mia macchina fotografica e mi spinsi sino in riva al mare; fotografavo paesaggi e persone e, mentre immortalavo quelle combinazioni di luci e riflessi, qualcosa nella mia mente si allungava e si allargava, ed un brivido saliva lungo la schiena, sino a centrare qualche strana terminazione nel cervello. Mi sentivo come drogato.

Ho visto un bel ritratto. Ho ascoltato una bellissimo pezzo, che non sentivo da tempo. Ho ammirato qualche scena di un meraviglioso film, oscuro ed intrigante. Ho immaginato troppo forte, che quasi avrei potuto svenire.
E mi sono commosso sino alle lacrime.
Dannazione.

Vedi, Luis, tu che non esisti non lo sai cosa mi sta accadendo, e non sai nemmeno quello che accade a te. Perché, in realtà, Luis.
In realtà tu non esisti.
Io esisto, e non so quello che mi sta accadendo.
Non è male, sennò suppongo che mi sentirei male, eppure non sento niente di buono.
Il modo migliore per spiegarlo è che non sento affatto nulla, sai, Luis?
A volte mi sembra di essere ricoperto di cera.
Provo un senso di nausea se tocco o sfioro qualcosa di nuovo o vecchio.
“E se fossi imprigionato, Luis? Oppure, tu credi che…che io…beh, potrebbe esserci un’opportunità, anche piccola che, che per me…Oh, no, lascia perdere. Non è niente. Era…era solo un’ipotesi, ecco. Un’ipotesi, ecco tutto…”.

Oh, penso che in questo momento io non stia esattamente esistendo, in realtà sono qualcosa di più vicino ad un blocco di ghiaccio, che ad un essere umano. E non ho speranze.
Sembra davvero che io non abbia speranze, signori.
Ma se non ho speranze, allora…perché…perché CAZZO non fa male? Perché NON fa MALE?
Dannazione.

Beh, allora, se le cose stanno davvero così, penso che potrei a tornare ad immaginare tante cose e riempire libri finché ci saranno pagine da riempire, o commuovermi davanti a tutto o cercare di apprezzare ogni cosa umile sino al più piccolo dettaglio, ed essere un po’ arrogante, giusto per non farmela dare proprio vinta da nessuno.
Forse è così, un’esistenza tiepida o forse, semplicemente, non dovrei collegare la mente alle mani così incautamente. Oppure sbaglio, e dovrei. Potrebbe salvarmi la vita, questo, un giorno.

Molto, molto lontano.

E’ così strano questo mondo, è una strana estate; la migliore degli ultimi anni: sono quieto, sono tranquillo eppure non mi sento. Non mi sento per niente. Proprio per niente.
Dannazione.

.

agosto 15, 2008 - Una Risposta

Il brivido ha percoso la schiena, e poi, puff, è svanito via.
Nonostante tutto, sono ancora vivo.
Uh, ed ho un sacco di cose da raccontare!

Beh, forse.

maybe

giugno 13, 2008 - Leave a Response

“Come si chiama quella sensazione strana che ti fa stare in quel modo strano, tipo euforico?”
“Mh? Cosa intendi?”
“Sì, quella sensazione che ti fa sentire allegro, ti fa sorridere mentre sei solo, ti fa concepire diversamente il tempo, come se stessi aspettando qualcosa, che ti rende speranzoso ed anche molto più insicuro del solito…”
“Ah, credo di aver capito.”
“E’ così strana, ti senti leggero, e ti ritrovi ad elargire abbracci a tutti, a considerare il mondo un posto migliore, a guardare le stelle la sera e le nubi il giorno, e dire tra te e te: wow.”
“Mh, sì, ho capito qual è il tuo problema?”
“Ah! Lo giudichi un problema? Sentiamo qual è?”
“Sei innamorato!”

“In-in…ah.”

wow.